19 ottobre 2017

All’istituto italiano di cultura di Parigi si celebra Milano per tutto il mese di ottobre.

Non poteva mancare un omaggio all’immensa opera di Giorgio Gaber e al suo profondo legame con il Piccolo Teatro di Milano che ha visto la nascita del Signor G e ne ha sostenuto il lungo percorso in 30 anni di vita.

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Un modo per raccontare l’Italia contemporanea attraverso lo sguardo lucido, ironico e disincantato di un artista che viveva il suo presente con consapevolezza sconcertante, nell’analisi costante dell’uomo moderno, profonda e sensibile.

Nel suo lavoro un’ampia apertura alla cultura europea e un forte legame con la Francia.

Quando, negli ultimi anni della sua carriera, gli si presentò l’occasione di cantare all’Olympia, rifiutò l’invito, timoroso della barriera linguistica, convinto che non lo avrebbero « capito ».

Ma si sbagliava : Giorgio Gaber sarebbe stato molto apprezzato ed amato dal pubblico francese.

Ne è la prova il concerto-recital « Gaber, io e le cose » interpretato da Maria Laura Baccarini e Régis Huby, che, da qualche anno a questa parte, portano in Francia e in nord Europa la parola intelligente, lucida, emotiva e struggente del repertorio gaberiano che parla dell’uomo, della sua ricerca di identità, della crisi di ogni valore sociale e umano che attraversa l’inizio di questo terzo millennio.

Precursore di questo nostro presente, Gaber parla di oggi pur essendo scomparso 15 anni fa.

E allora un omaggio a Giorgo Gaber e al suo inseparabile compagno di viaggio, autore di tutti i testi dagli anni ’70 in poi, Sandro Luporini, ci sembra indispensabile, laddove si voglia celebrare la cultura italiana contemporanea e l’impegno e l’abnegazione che richiedono la libertà di pensiero e la sua espressione più nobile e popolare.

Il ponte che collega Gaber alla Francia è molto più solido e vasto di quanto non si immagini, dalle fonti letterarie come Céline e Barthes, all’ispirazione iniziale della canzone vissuta come momento teatrale di Jaques Brèl.